L’ISOLA DEI LIBRI PERDUTI & Co.

Lo so, lo so cosa direte: “L’abbiamo capito quanto apprezzi questa scrittrice!”.

Non lo nego. Confermo.

Lo stile di Annalisa Strada mi piaceva già da quando leggevo i libri di “Enrica, una formica senza sedere”, dedicato ai più piccoli, ho continuato ad apprezzarla via via con le avventure di Mastino Machiavelli, Pizza Tandoori e La bella addormentata è un tipo sveglio, solo per citarne alcuni.

Ma quando ho avuto tra le mani prima Una sottile linea rosa, e poi i recentissimi Il rogo di Stazzema e L’isola dei libri perduti non ho potuto fare a meno di fermarmi a riflettere.

UnaSottileLineaRosaUna sottile linea rosa (Giunti) si distingue per un linguaggio diretto, schietto, graffiante come lo sono gli adolescenti di oggi. Come Perla che, per la superficialità di un solo momento, rimane incinta, soffocata da tante domande sui suoi rapporti familiari e sul suo futuro.  

 

 

Il rogo di Stazzema (Il battello a vapore) – scritto a quattro mani con Gianluigi Spini – rievocanil rogo di Stazzemado un
episodio realmente accaduto a S. Anna di Stazzema durante la seconda guerra mondiale, ci conduce con gli occhi del piccolo Lapo ad un miracoloso salvataggio da parte di un soldato SS, che risparmia la famiglia del protagonista. Una narrazione che si avvinghia ai nostri sensi, trascinandoli, tutto d’un fiato, fino all’ultima pagina.

 

l'isola dei libri perduti

Uscito in libreria solo pochi giorni fa, L’isola dei libri perduti (Einaudi Ragazzi) esige lettori attenti, raffinati, esigenti. Se ci accingiamo ad aprire le sue pagine non aspettiamoci di trovare la solita storia di avventure per ragazzi, come se ne vedono tante occhieggiare dagli scaffali delle librerie: le descrizioni di luoghi, sentimenti, intenzioni nascoste e segreti da scardinare ci impegneranno sin dalle prime righe.

 

Esistono isole attaccate alla terraferma da un solo istmo di terra che appare e scompare al passaggio della marea. Per alcuni è bello essere su un’isola e sentirsi lontani e distaccati da tutto e da tutti; per altri è meglio dar peso a quella volubile striscia di sabbia e considerarla un discreto cordone ombelicale.

Thia era un’isola così.

 

Annalisa Strada ha quella rara dote del sapersi calare perfettamente ogni volta in personaggi diversi, affinare lo stile a seconda del lettore a cui si rivolge, solleticandolo con argomenti attuali per ghermirlo fino al punto finale, che spesso è una porta aperta alle scelte di ciascuno di noi.

 

young-adultAD UN RAGAZZO/A: Se sei un lettore attento ed esigente questi libri sono fatti per te. Non ti fidare di chi ti dirà che Una sottile linea rosa è indicato dai 15 anni in su. Se vuoi leggerlo, specie se sei una ragazza, fallo. L’ultima scelta è sempre la tua.

 

parentsAD UN GENITORE: inutile nascondere ai propri figli la verità sulla vita e sulla storia. La cosa migliore è parlarne insieme. Se poi siete genitori attenti e ci tenete che i vostri figli leggano, fateli scegliere! Non vi affidate sempre e solo a libri già conosciuti o a copertine patinate. Se avete dubbi chiedete, invece, a librai attenti, specie se si occupano di piccole librerie indipendenti.

profAD UN INSEGNANTE: visto il periodo estivo in cui sto scrivendo, periodo di vacanze e di relax, vi consiglio (da insegnante) di ricaricarvi con questi bei libri da riproporre durante l’anno per approfondimenti e discussioni in classe. E, per piacere, non mi fate sentire la solita frase “Mi devo rilassare”. Non chiedete ai vostri alunni di leggere durante l’estate?

 

IL PREMIO DELLA RIVISTA ANDERSEN 2014

Premio_Andersen 2014

Forse la data del 24 Maggio vi sembrerà lontana per la premiazione, ma io non resisto e devo assolutamente parlarvi dei vincitori del Premio Andersen.

E sì perché tra di loro c’è proprio Annalisa Strada, a cui a Gennaio ho dedicato un articolo. Ve lo ricordate “’A famigghia è sempre ’a famigghia”? Bene anche il suo Una sottile linea rosa, vincitore della sezione Miglior libro sopra i 15 anni, tratta proprio il tema della famiglia perché Perla – giovane atleta di soli 16 anni – aspetta un bambino!
Tema coraggioso per un libro, che in Italia pochi avrebbero pubblicato. Giunti l’ha fatto e giustamente il giudizio conferma che “… con competenza e profonda sensibilità e delicatezza, affronta il tema delle scelte e degli affetti, soffermandosi coraggiosamente sulle dinamiche emotive intorno a una maternità inattesa.”.
 
Ce l’ha fatta anche Cattive Ragazze, il grafic novel di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, edito da Sinnos, che avevo segnalato a giugno dello scorso anno, fresco di stampa.
 
Ma andiamo per gradi:
MIGLIOR LIBRO 0/6 ANNI: Benjamin Chaud, Una canzone da orsi, Franco Cosimo Panini
MIGLIOR LIBRO 6/9 ANNI: Kenneth Steven – Øyvind Torseter, Perché il cane ha il naso bagnato?, Electa Kids
MIGLIOR LIBRO 9/12 ANNI: Luigi Ballerini – ill. di Sara Benecino,La Signorina Euforbia, Edizioni San Paolo
MIGLIOR LIBRO OLTRE I 12 ANNI: Sally Gardner, Il pianeta di Standish, Feltrinelli Kids
MIGLIOR LIBRO OLTRE I 15 ANNI: Annalisa Strada, Una sottile linea rosa, Giunti
MIGLIOR LIBRO DI DIVULGAZIONE: Isabel Minhós Martins – ill. Bernardo Carvalho, Andirivieni, La Nuova Frontiera Junior
MIGLIOR LIBRO FATTO AD ARTE: Paul Éluard [versione ital. di Franco Fortini realizzato da Anouck Boisrobert e Louis Rigaud], Libertà, Gallucci
MIGLIOR ALBO ILLUSTRATO: Alessandro Sanna, Fiume lento. Un viaggio lungo il Po, Rizzoli
MIGLIOR LIBRO MAI PREMIATO: Frank Asch – ill. di Mark Alan Stamaty, Giallo giallo, Orecchio Acerbo
MIGLIOR LIBRO A FUMETTI: Assia Petricelli e Sergio Riccardi, Cattive ragazze, Sinnos
MIGLIORE CREAZIONE DIGITALE: Il libro bianco , Minibombo
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: Giuseppe Pitrè “300 fiabe, novelle e racconti siciliani”,Donzelli editore(traduzione di Bianca Lazzaro e illustrazioni di Fabian Negrin)
 

E, inoltre:
MIGLIOR SCRITTORE: Fabrizio Silei
MIGLIOR ILLUSTRATORE: Desideria Guicciardini

E la Biblioteca dei ragazzi di Rozzano (MI) e Radio Magica come PROTAGONISTI DELLA PROMOZIONE DELLA CULTURA E DELLA LETTURA 2014
 

PREMIO HANS CHRISTIAN ANDERSEN 2014

Bologna-childrens-book-fairNon posso essere lì, ma dal 24 al 27 marzo il mio cuore è tra i Padiglioni del Bologna Children’s Book Fair, la Fiera Internazionale del libro per ragazzi.

Scrittori di tutte le nazionalità, giochi di colori e forme di illustratori di tutto il mondo, conferenze, laboratori, incontri. E poi …
E poi quest’anno ci sono gli Hans Christian Andersen Awards di IBBY.     IBBY
Conoscete Ibby? No?
IBBY (International Board on Books for Young People) è un’organizzazione no-profit che ha come obiettivo principale quello di promuovere la letteratura per bambini e ragazzi in tutto il mondo. Fondata nel 1953 a Zurigo e riconosciuta dall’UNESCO e dall’UNICEF, si compone oggi di settanta Sezioni Nazionali, tra cui l’Italia.
Ciò che contraddistingue IBBY è il suo ruolo fondamentale nel far rispettare il diritto del bambino all’educazione e all’accesso diretto alle informazioni attraverso la promozione della letteratura per l’infanzia nel mondo.
IBBY ha anche uno spazio tutto suo alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna ed altre fiere internazionali. Ogni due anni, conferisce il Premio Hans Christian Andersen ad un autore e ad un illustratore che abbiano dato un contributo importante alla letteratura per ragazzi. Questo premio, la cui patrona è la Regina Margherita II di Danimarca, è considerato il riconoscimento più alto in questo campo (tanto che viene spesso definito “il Piccolo Premio Nobel”).
La giuria è formata da esperti nel settore – scrittori, editori, bibliotecari, genitori, insegnanti, educatori – e quest’anno ne facevano parte, tra gli altri, Anastasia Arkhipova (illustratrice), Fanuel Hanan Diaz (Editore) Sang-Wook Kim (docente universitario di letteratura per l’infanzia), Deborah Soria (promotrice letteraria) e molti altri.
Sei autori e sei illustratori tra i candidati al Premio e proprio ieri pomeriggio, nella Sala Concerto della Fiera di Bologna, hanno decretato che ( RULLO DI TAMBURI ) l’autrice vincitrice del Premio è la giapponese Hahoko Uehashi, mentre l’illustratonahokore è il brasiliano Robert Mello.

Volete saperne di più su di loro?nahoko 2

Nahoko Uehashi, nata a Tokyo nel 1962, è famosissima per il suo “Moribito” (il Guardiano), che ha venduto oltre un milione e mezzo di copie in Giappone. Uno dei suoi romanzi, “Il Custode del Sacro Spirito” (Myokenzan no Moribito) è stato adattato in un anime televisivo, un manga e un dramma radiofonico ed è stato premiato con il Mildred L. Batchelder Award nel 2009.
Il suo libro più recente Souja – adattato in un manga nel 2008 e un anime nel 2009 – è stato tradotto in svedese, ma presto lo sarà anche in tedesco, coreano, tailandese e francese.

 

Roger MelloIllustratore, scrittore e drammaturgo, Roger Mello è nato a Brasilia nel 1965. Attualmente vive e lavora a Rio de Janeiro. Dopo la laurea in Design ha lavorato con Ziraldo, uno dei più grandi autori e fumettisti brasiliani. La sua particolarità è quella di creare utilizzando una varietà di supporti artistici tra cui cinema, teatro e illustrazione.
Mello è estremamente prolifico, tanto che ha pubblicato più di 100 libri negli ultimi 15 anni. L’arte e la scrittura di Mello sono profondamente radicate nel suo paese d’origine: per le sue storie attinge al folklore tradizionale e contemporaneamente sperimenta nuove tecniche artistiche. Le sue illustrazioni utilizzano i colori luminosi e caldi del Brasile, conciliando schemi tradizionali indigeni con disegni cubisti europei, raggiungendo risultati di straordinaria creatività.

Capa_Final       Roger Mello-03

Che ne dite, andiamo a scoprirli?

 

‘A FAMIGGHIA È SEMPRE ‘A FAMIGGHIA!

Avete fratelli e sorelle o siete figli unici?

Chi è figlio unico di solito si sente solo e vorrebbe qualcuno a fargli compagnia; chi ha, invece, fratelli vorrebbe godersi la pace dell’essere unico e non dover sempre dividere tutto con gli altri. Spesso si litiga, ci si accapiglia, fino a che la mamma o il papà non intervengono per punire l’uno, l’altro o tutti e due, e terminare con la classica frase “siete fratelli, dovreste volervi bene!”.

Ma è davvero così facile andare d’accordo in famiglia? Qualcuno si rende conto di quanto sia difficile sopportare i capricci dei più piccoli o le prepotenze dei maggiori?

In “Quella serpe di mia sorella” che esce oggi per Mondadori quella-serpe-di-mia-sorella(collana Sassolini blu), con le illustrazioni di Elisa Rocchi, Annalisa Strada delinea proprio un rapporto conflittuale tra due sorelle. Penelope, la maggiore, non fa altro che fare scherzi ad Agata, che puntualmente ci casca per poi andare a lamentarsi dalla mamma: le fa mangiare l’Euphorbia o le gomme attaccate sotto il tavolo, la costringe a stare nascosta per uscire da sola o a mangiare gli amaretti, che non le piacciono, si sceglie il posto migliore per dormire o inventa storie per spaventarla. È una soddisfazione per Agata veder rimproverare sua sorella. Così quando le serve un aiuto per fare un regalo speciale per il compleanno della nonna non penserà di chiedere aiuto a Penelope. Eppure … mai dire mai in queste cose!

 

mia mammaNon è la prima volta che Annalisa Strada parla di famiglia. Nel ciclo di Pizza Tandoori (Battello a Vapore) Nina e Luca dovranno scoprire un legame tutto nuovo quando la mamma Francesca deciderà di sposarsi con Bharat, indiano con due figli (Jaja e Chetan) e un furetto al seguito. Intorno alla tavola di Irina, la tata russa, tutti gli scontri si appianeranno e si scopriranno interessi comuni e sentimenti da saldare. Volete qualche esempio? Nina e Jaja sorelle per forza, Mia mamma? Te la presto!, Avanti c’è posto!, Scintille in famiglia.

E quando la pancia della mamma comincia a crescere e ci si senho un fratellinote un po’ più lontani da lei? Come si fa a pensare Ho un fratellino (Piemme)? Finché rimane lì dentro il fratellino è quasi tollerabile, ma quando arriva in casa i genitori hanno occhi solo per lui. Eppure basterà stendere le braccia verso le sue per scoprire che non è così male essere fratelli o sorelle maggiori.

i mestieri di papàChe ne dite poi di dare uno sguardo anche a I mestieri di papà (Nord-Sud Edizioni – Gli Scriccioli)? Il collaudatore di pigiami, Il trivellatore di formaggi, L’abbinatore di calzini, Lo scaldatonsille e molti altri sono i lavori che i papà svolgono senza che ce ne accorgiamo. E tutto per il nostro futuro!

1861

Quel futuro a cui pensano Iano e Agata, due ragazzi siciliani che in 1861: un’avventura italiana (Edizioni Paoline, scritto insieme a Gianluigi Spini) attraverseranno l’Italia per seguire Garibaldi e ricongiungersi così con i loro genitori.

Insomma – per citare una famosa frase di un film – “a famigghia è sempre ‘a famigghia!”.

E sembra che  Annalisa ne abbia una certa consapevolezza.

Che dite? Ho un debole per lei?

… Si vede tanto?

Faretto puntato su Quella serpe di mia sorella:

teacher ok 1PER GLI INSEGNANTI: se in classe dovete affrontare il rapporto tra fratelli, questo libro vi permetterà di farlo divertendo i vostri alunni. Vi sommergeranno di esempi simili a quelli narrati.

parentsPER I GENITORI: problemi di conflittualità tra figli di età diverse? Provate ad analizzare il punto di vista di Agata, ma non dimenticate che Penelope non è così negativa come sembrerebbe. Ottimo per rifletterci in coppia con uno sguardo di soppiatto ai propri figli.

child 1PER I BAMBINI: siete figli unici e vorreste fratelli o sorelle a farvi compagnia? Oppure non sopportate più di dividere la stanza con loro? Nell’uno e nell’altro caso vi divertirete ad ascoltare Agata che racconta le sue disavventure e alla fine vorrete un po’ di bene anche a Penelope.
Magari qualcuno di voi potrà riconoscersi in una delle due.

PITTORE TI VOGLIO PARLARE …

Il periodo delle vacanze è per me, insegnante appassionata di libri, il periodo migliore per leggere il più possibile ed è esattamente quello che ho fatto nel periodo natalizio appena passato. Appollaiata sulle micro sedie che offrono alcune librerie ai piccoli lettori (basta esserlo dentro, no?), mi immergo nelle illustrazioni degli albi e nelle ultime uscite. A volte mi attirano le copertine, altre volte i titoli, molto spesso i nomi conosciuti, altre volte i nomi nuovissimi.

Tra gli albi che mi è capitato di avere tra le mani, ce n’è uno che mi ha stupito per più di un motivo.

    attacchinoAttacchino, di Bruno Tognolini (Gallucci Editore) proponeva, innanzitutto una narrazione e a me, che sono solita leggere le sue rime, già appariva una novità. Ma poi la copertina di Giovanni De Conno mi ha incuriosita perché spiccava dallo scaffale come qualcosa di “adulto” in mezzo a un mondo per bambini. Sfogliando il libro per il primo rapido sguardo, quelle illustrazioni velate e soffuse, pur nei colori accesi del rosso, del rosa e dell’azzurro, mi ricordavano l’atmosfera nebulosa di una città in cui tutto viene spento nel silenzio dell’incomunicabilità.

Ed è proprio la mancanza di comunicazione tra genitori e figli che attraversa tutto il racconto.

Pietro Colla, attacchino di professione, lavora tutto il giorno per il bene della famiglia, ma il giorno in cui si accorge che suo figlio Giovanni è andato via di casa comincia a chiedersi se quel bene coincideva con quello del figlio.
In fondo cosa gli aveva chiesto? Se lo ricordava? E perché non gli aveva mai risposto di sì?
Tra tutti i familiari e i vicini che si stupiscono perché lo vedono tornare al lavorattacchino 5o nonostante non abbia notizie confortanti da più di 24 ore, Pietro sa ora cosa deve fare.
Dopo aver radunato vecchi cartelloni pubblicitari, taglia – ricostruisce  – incolla, tanto da ricreare sui muri della città un percorso per suo figlio in cui non servono le parole per fargli capire quanto siaattacchino 4 importante per lui riabbracciarlo e ascoltarlo. Pietro utilizza quello che conosce, quello che ha a disposizione, la sua esperienza, la vita di tutti i giorni, il suo lavoro per riuscire a raggiungere in qualche modo il figlio scomparso. Guardando proprio quei cartelloni pubblicitari stravolti, che gli mostrano i suoi sogni direttamente sulle pareti di case, negozi, palazzi, Giovanni seguirà quel percorso che lo riporterà, quasi senza accorgersene, a casa sua dove lo aspetta suo padre.

Entrambi hanno compreso, anche senza parole, che sapersi ascoltare è un’azione prima di tutto del cuore.

teacher ok 1PER GLI INSEGNANTI: vi consiglio di leggere l’approfondimento di Bruno Tognolini in:

http://www.brunotognolini.com/attacchi.html

parentsPER I GENITORI: non cominciate a dire “oddio è troppo costoso!”. Se entrate in una libreria almeno sfogliatelo … magari seduti insieme ai vostri figli su una di quelle sedioline verdi e rosse.

child 1PER I BAMBINI: io posso immaginare cosa direte: “è troppo grande” “è scritto troppo piccolo” “che me ne importa degli attacchini, io voglio le storie d’avventura e di mistero”.
Per una volta fidatevi di una persona un po’ più grande: in quella storia potrebbe esserci un pezzetto della vostra vita.

LA SPERANZA DI UNA NUOVA TERRA

Una giovane coppia, che aspetta un figlio, decide di intraprendere un viaggio.
“Giuseppe E Maria!” direte voi. Visto il periodo poi …
E invece no.

Fu’ad e Jamila, questi i protagonisti, intraprendono un viaggio non meno faticoso di quello della coppia biblica, ma sicuramente più pericoloso.
Su una spiaggia dove si accalca un gran numero di persone, i due giovani riescono a salire su una vecchia barca arrugginita per cercare un futuro migliore in un’altra terra

«al di là del mare, oltre l’orizzonte, nella terra dove tutto è possibile, là dove la notte non esiste e il cibo non manca».

Lì deve nascere il loro figlio.

Ma le persone sono molte più del previsto, la nave scricchiola, la notte è buia. Eppure quando Jamila guarda il buio della notte pensa a

«quanto è buia la guerra, quanto è nera la fame e come il blu profondo della nostalgia le stringeva il cuore».

Mentre la spiaggia si allontana Fu’ad la saluta

«Addio terra, addio profumo di casa»

La nave procede, sempre più scricchiolante e forse scricchiola anche per il peso dei pensieri di coloro che si aggrappano a lei.

All’improvviso, quando la nuova terra è ormai vicina, un temporale, le onde sono altissime, la barca si piega, poi si rovescia. Fu’ad che tiene strette le mani di Jamila, le sente piano piano scivolare via e perdersi nelle acque.
Quando Fu’ad tocca finalmente la terra, sente di aver lasciato il suo cuore in mare. A che serve essersi salvato quando la sua vita è perduta? A che gli serve ora questa libertà se non ha con chi condividerla?
A un tratto, tra i mille corpi sfiniti che lo circondano, si sente il pianto di un bimbo appena nato.
Quando tutto sembra perduto, la speranza rinasce.

Se non fossero state le tonalità accese delle illustrazioni di Desideria Guicciardini, il testo di Cosetta Zanotti mi avrebbe comunque conquistata alla prima lettura.
Vi invito a sfogliare questo libro per sognare con la poesia di una storia adatta a tutte le età, in cui la scrittrice ha saputo far emergere i sogni, le speranze, le paure, la disperazione e la gioia dei migranti, disposti a tutto pur di avere un futuro migliore.
Lasciatevi attirare dal rosso scarlatto, dal giallo sole, dal blu notte di una illustratrice, che sa sempre arricchire il racconto con un tratto nuovo e coinvolgente.

E se siete troppo curiosi da non riuscire ad aspettare il momento di entrare in una libreria, visitate il sito della Lapis Edizioni.
Potete scegliere tra il booktrailer:
http://www.youtube.com/watch?v=EpQYxeUqrqI
e il testo sfogliato con ISSUE:
http://www.edizionilapis.it/it/libro.php?id=373

AD UN BAMBINO: ti consiglio almeno di sfogliarlo. Ti piacerà dapprima la festa di colori che ti circonderà. Ma se poi leggerai questa storia, forse penserai a quanto sei stato fortunato a non essere nato al di là del mare.

AD UN GENITORE: non abbiate paura di parlare ai vostri figli delle prove della vita. Questo può essere un libro con cui iniziare a riflettere insieme.

AD UN INSEGNANTE: un bel testo per parlare di migranti, anche senza toccare il tema in maniera tragica.

Fu'ad e Jamila 2

SE NON È AMORE DIMMELO TU COS’È

Finisco di leggere un altro racconto.chiamarlo-amore-non-si-può

Deglutisco.

Mi fermo un attimo.

Respiro profondamente.

Alla fine di ogni racconto mi metterei a piangere: sono un’insegnante, una bibliotecaria, ma prima di tutto sono una donna e ognuno di questi racconti mi tocca nel profondo.

Leggere “Chiamarlo amore non si può” per una donna significa mettersi di fronte ad uno specchio e chiedersi: Ed io cosa avrei fatto?

Scelta coraggiosa quella di Donatella Caione della Casa editrice Mammeonline accogliere l’idea di Annamaria Piccione: presentare un orizzonte sfaccettato di tipologie di violenza sulle donne, dalla volontà subdola di cambiare la personalità della compagna allo stupro di gruppo, dalla calunnia che crea solitudine al turismo sessuale.

Sulla copertina si legge che 23 autrici parlano di questo ai ragazzi e alle ragazze e mi chiedo se io riuscirei mai a parlarne ai miei alunni e in che modo.

Allora ho pensato di chiederlo direttamente a quelle donne, che hanno firmato i racconti stessi. Sabato 7 dicembre ero nella Sala Turchese del Palazzo dei Congressi di Più libri più liberi ad ascoltare alcune di loro, mentre presentavano ad una platea di adolescenti questo libro.

DONATELLA CAIONE è la prima a rispondermi.

Parlarne agli alunni? Io direi di cominciare a ragionare sull’argomento dai primi anni. Quando nella scuola dell’infanzia un bambino vuole abbracciare una bambina anche se lei non vuole e la mamma e l’insegnante la invitano ad acconsentire, si sta già veicolando un messaggio sbagliato. Se non si vuole essere abbracciati si deve avere il diritto di venire rispettati a tutte le età. Non basta che il bambino dica di voler bene, perché il pericolo è quello di trasmettere alla bimba l’idea di dover sottomettere la propria volontà solo perché l’altro si dichiara. Ecco allora che i racconti aiutano a riflettere a tutti i livelli, su ciò che non può essere chiamato amore, come già diceva il testo della canzone “La Fata” di Edoardo Bennato, a cui ci siamo ispirati per il titolo.

MARIA GIULIANA SALETTA, la mamma di Echino Giornale Bambino, che nel suo racconto ha toccato il tema del turismo sessuale mi risponde convinta:

Ai ragazzi, assolutamente sì, lo si deve proporre. Quando è stato scritto il target di riferimento era proprio la scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) e quella di secondo grado. È nella preadolescenza che i ragazzi e le ragazze iniziano a scoprire l’interesse e le emozioni dei primi amori ed è là che si deve intervenire favorendo il dialogo, il confronto, la conoscenza della propria sfera emozionale e affettiva e di quella degli altri. Probabilmente questo dovrebbe essere un percorso con radici profonde che possano attecchire fin dalla prima infanzia. Certo, non leggerei tutti i racconti di Chiamarlo amore non si può ai bambini della primaria, ma alcune storie o alcuni brani, o frasi potrebbero essere proposte anche a quell’età. Ricordo un bimbo di terza elementare che un giorno mi chiese, in classe di fronte ai suoi compagni, se anch’io avessi fatto sesso con mio marito per avere i miei figli. Risposi con molta calma, senza scompormi minimamente che no, non avevo fatto sesso, ma avevo fatto l’amore con mio marito e che i miei figli erano frutto di questo sentimento. Credo che questo episodio la dica lunga sui messaggi fuorvianti che ricevono i bambini, fin da piccoli, da tv o altro. Compito della scuola, a qualsiasi età, è prima di tutto educare o, talvolta, rieducare”.

Io, senza volerlo, ho seguito il consiglio che LAURA NOVELLO dà a tutti coloro che prenderanno in mano questo testo.

Questo libro si rivolge proprio ai ragazzi e alle ragazze. Io mi auguro che sia letto un racconto alla volta, magari aprendo a caso il libro oppure scegliendo il titolo che ispira o incuriosisce di più. Un racconto alla volta perché ognuno è “forte” a modo suo, porta con sé riflessioni e domande e mette in discussione modi di pensare o di agire. Un libro che parla del problema per focalizzarsi sulle soluzioni, che parte dal “non amore” per arrivare “all’amore””.

 Non mi resta allora che lasciarvi con le parole che troverete sul risvolto di copertina, perché sia un invito rivolto ai miei colleghi, ai genitori, ma soprattutto ai miei alunni, a quelli che ho visto diventare grandi e a quelli che – giorno dopo giorno – lo diventeranno. Forse anche un po’ grazie alla scuola.

 

Cari ragazze e ragazze che vi affacciate al mondo dei grandi,

questo libro è per voi.

Perché impariate dai nostri errori,

impariate che amore vuol dire rispetto e non sopraffazione,

che amare vuol dire permettere all’altro/a di essere se stesso.

Insomma l’amore non può essere egoista,

altrimenti non lo si può chiamare amore.

 Chiamarlo amore ok